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La pasta?Utile per mantenere una buona forma fisica.

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La pasta?Utile per mantenere una buona forma fisica.

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Uno studio condotto presso l’IRCCS Neuromed di Pozzilli dimostra che seguire una dieta che contempla la pasta aiuta a mantenere la silhouette e a proteggere la salute oltre che la forma fisica.
C’è chi bandisce la pasta dalla dieta e chi, invece, non sa rinunciare a un buon primo piatto. In questa contrapposizione tutta italiana, a uscirne vincitore è chi mangia ogni giorno la pasta in quantità non superiore ai 50 grammi o comunque in quantità adeguata al proprio fabbisogno energetico.
Lo stabilisce l’esito di uno studio condotto dall’IRCC Neuromed di Pozzilli sfruttando i dati di due progetti di ricerca – Moli-sani e INHES (Italian Nutrition & HEalth Survey). A oltre 23mila persone è stato misurato l’indice di massa corporea, il peso, l’altezza, il girovita, il rapporto vita/fianchi e, in base alle risposte date a un questionario, è emerso che chi contempla la pasta nella propria dieta quotidiana ha una buona forma fisica ed è più in salute.
Perché mangiare pasta fa bene? Perché è fonte di carboidrati – zuccheri complessi – a indice glicemico moderato. L’indice glicemico è l’indicatore di velocità con cui l’organismo trasforma l’alimento in glucosio, zucchero semplice: minore è la velocità più salubre è l’alimento.
Restare fedeli alla dieta mediterranea è il monito dei nutrizionisti e di chi può testimoniare i benefici di un sano regime alimentare. Abolire la pasta dalla dieta, infatti, spinge a sostituirla con altri alimenti grassi e calorici, come affettati e formaggi che appesantiscono l’organismo e la linea.
L’ideale sarebbe mangiare ogni giorno 50 grammi di pasta al dente condita con ingredienti semplici come le verdure insaporite con olio extravergine d’oliva a crudo: la pasta al dente evita che i carboidrati di cui è composta si sciolgano in zuccheri semplici, e i grassi dell’olio crudo rallentano l’assorbimento dei carboidrati riducendo l’indice glicemico della pasta.
Insomma, sulla tavola italiana un buon piatto di pasta assicura la linea, la salute e la soddisfazione del palato.


I risultati dello studio dell’IRCC sono tema di un articolo pubblicato sulla rivista Nutrition e Diabetes.



L'importanza della prima colazione

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L'importanza della prima colazione

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Costanti evidenze scientifiche dimostrano l’importanza, al fine del mantenimento della salute e del benessere, di una prima colazione qualitativamente e quantitativamente bilanciata.
I consumatori abituali di un’ adeguata prima colazione sembrano essere meno predisposti al sovrappeso e all’obesità,mentre gli adolescenti normopeso che la saltano spesso andranno più facilmente, in età adulta, incontro all’aumento dell’ indice di massa corporea.
Inoltre, l’abitudine a “saltare” regolarmente la prima colazione è risultata essere, in particolare nei giovani studenti, maggiormente associata al consumo di bevande alcoliche e ad inattività fisica.
Ancora, i soggetti che consumano con regolarità il primo pasto della giornata, includendo in esso cereali integrali a basso indice glicemico e frutta, hanno rivelato una significativa riduzione di fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, il diabete mellito, la dislipidemia ed il sovrappeso.
Nonostante gli effetti benefici della prima colazione siano ampiamente dimostrati, solo poche persone  sono abituate a consumarla regolarmente e, di questi, la maggioranza non si concede un pasto adeguato dal punto di vista qualitativo e quantitativo per affrontare la giornata, limitandosi ad un caffè o al massimo ad un cappuccino. L’abitudine, la fretta e la mancanza di appetito sembrano essere tra le cause principali del “non fare colazione”.
Immagino vi sia capitato di saltare la prima colazione, arrivare affamati, stanchi e privi di vitalità al pranzo e di eccedere nelle porzioni condizionando, di conseguenza, in maniera negativa anche il rendimento pomeridiano per il grosso impegno digestivo a cui viene sottoposto l’ organismo; oppure di evitare la prima colazione e di concedervi per la fame eccessiva uno spuntino troppo sostanzioso in tarda mattinata, arrivare al pranzo già sazi e consumare perciò un pasto abbondante per giungere infine alla cena affamati, mangiare in eccesso risvegliandovi il mattino seguente nuovamente senza appetito (evitando la colazione!).
Questo circolo vizioso è determinato proprio dal “salto” del primo pasto della giornata : eliminando la colazione al mattino i livelli di glucosio nel sangue (glicemia) calano al di sotto della norma, si avverte fame e mancanza di energia; si ricercano ed assumono, di conseguenza, carboidrati ad alto indice glicemico (snack, cioccolato, biscotti in tarda mattinata, pasta e pane in abbondanza a pranzo e/o cena) che provocano un immediato aumento dei livelli di glucosio nel sangue, con conseguente rilascio dell’insulina prodotta dalle cellule beta del pancreas per ovviare all’innalzamento della glicemia.
L’azione dell’insulina determina, a sua volta, un repentino abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue che indurrà nuovamente l’assunzione di alimenti ad alto indice glicemico.Queste fluttuazioni accentuate della glicemia ed i conseguenti picchi insulinici durante l’arco delle 24 ore, se prolungati, determinano un maggior rischio di sviluppare resistenza all’insulina e diabete mellito di tipo 2 (vedi grafico).



E’, dunque, evidente che il salto della prima colazione è un’abitudine che dobbiamo assolutamente perdere!
Miglioriamo il nostro stile di vita svegliandoci 10 minuti prima al mattino per consumare la colazione o, nel caso di uscita all’alba, preparando la sera prima ciò che serve o facendo, anche al bar, una sana prima colazione.




Diabete, la "dieta del contadino" può essere utile

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Diabete, la "dieta del contadino" può essere utile

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Qual è l'alimentazione migliore da seguire in caso di diabete? Non ci sono dubbi, la cosiddetta "dieta del contadino", che coincide con la pluripremiata dieta mediterranea, sarebbe la più consigliata. A dirlo è uno studo italiano presentato al Congresso dell'Associazione europea per lo studio del diabete (Easd).
Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia, spiega che lo studio dimostra appunto gli effetti riparatori della dieta mediterranea sui vasi sanguigni, con un conseguente effetto preventivo di complicanze cardiovascolari nei diabetici.
Cosa mangiare? Sì all'olio di oliva, che ha benefici sui vasi sanguigni e stimola il processo di protezione dall'aterosclerosi. Anche le fibre sono utili (legumi, ortaggi, insalata), da consumare prima dei pasti.
Da un lato rallentano l'assorbimento degli zuccheri semplici, contenuti ad esempio in dolci, pasta e pane, e dall'altro rallentano l'assorbimento dei grassi con un effetto anticolesterolo.
Promossi il pesce azzurro e i polifenoli che controllano la glicemia, da assumere con la buccia della mela, il tè verde e anche nel caffè. Sì alla pasta, in quantità limitata, meglio se integrale. E occhio alla frutta. No a carne rossa, burro e formaggi stagionati, ma anche no ai dolci, alle patate, alla pizza e alle bevande zuccherate.



A dieta con pochi grassi, ma buoni. "Non vale la pena eliminarli del tutto"

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A dieta con pochi grassi, ma buoni. "Non vale la pena eliminarli del tutto"



Non è esattamente un contrordine, ma forse un po' sì, a pensarci bene : una dieta mediterrane, che prevede già l'utilizzo di olio d’oliva, arricchita con frutta a guscio, entrambi alimenti con un alto contenuto di grassi vegetali,  non provocherebbe aumento di peso. Quantità limitate di grassi vegetali infatti comporterebbero minore accumulo di grasso nel girovita (fattore di rischio per patologie cardiometaboliche), rispetto a un regime a scarso contenuto di lipidi. Lo sostiene uno studio condotto da ricercatori spagnoli su un campione di quasi 7.500 persone, elaborato su dati raccolti dal 2003 al 2010 in 11 ospedali iberici e pubblicato on line il 6 giugno  su The Lancet Diabetes & Endocrinology. Un'indagine questa spagnola, che è parte di Predimed, il progetto catalano che indaga gli effetti della dieta mediterranea sulla prevenzione delle patologie cardiovascolari, www.predimed.es/), e  i cui risultati, come scrivono gli stessi autori: “avvalorano l’indicazione di non ridurre l’assunzione di grassi sani per il mantenimento del peso corporeo”. Ridurre i grassi buoni insomma non serve.

Lo studio e i risultati.  Gli autori hanno arruolato 7.447 uomini e donne di età compresa tra 55 e 80 anni, tutti ad alto rischio cardiovascolare o con diabete di tipo 2, e per più del 90% in sovrappeso o obeso. In modo casuale (lo studio è randomizzato) i ricercatori hanno distribuito i partecipanti in tre gruppi: chi avrebbe seguito una dieta mediterranea priva di restrizioni caloriche e ricca di olio d’oliva (un litro a settimana a famiglia), chi si sarebbe sottoposto a un regime mediterraneo, sempre senza restrizioni caloriche ma arricchito questa volta di frutta a guscio (30 grammi al giorno: 15 di noci, 7,5 di mandorle, e 7,5 di nocciole), e infine chi avrebbe seguito una dieta ipolipidica, a limitato contenuto di grassi. Dopo cinque anni, nel gruppo della dieta a basso contenuto lipidico l’assunzione totale di grassi era diminuita, passando dal 40% al 37,4%mentre era leggermente aumentata nei due gruppi a dieta mediterranea. Nei quali però si era ridotta la percentuale di energia introdotto da proteine e carboidrati.

Il peso. Come è andata col peso? In media tutti ne hanno perso un po'. Ma chi ne ha perso di più sono stati coloro a dieta arricchita con olio di oliva (0,88 chili in meno), seguiti a ruota da chi aveva seguito una alimentazione povera di grassi (0.60 chili) e quindi da chi aveva aggiunto alla sua dieta mediterranea un po’ di frutta secca (0,40 chili). La  circonferenza addominale era aumentata in tutti  tre i gruppi, ma l’incremento maggiore era stato misurato tra coloro che avevano seguito un egime ipolipidico con 1,2 centimetri in più rispetto a 5 anni prima. Nel gruppo "olio d’oliva" i centimetri in eccesso erano 0,85 e 0,37 nel gruppo "frutta a guscio".

Qualcosa da rivedere?  “Il nostro studio – ha commentato Ramon Estruch, dell’istituto di Fisiopatologia de la obesidad y nutrición di Barcellona e primo autore dell’indagine - mostra che una dieta mediterranea ricca di grassi vegetali come olio di oliva e frutta a guscio ha un piccolo effetto sul peso corporeo o sulla circonferenza addominale se paragonata a quella di persone che seguono una alimentazione a basso contenuto di grassi. La dieta mediterranea ha noti benefici per la salute e include grassi sani, come oli vegetali, pesce e frutta a guscio”. Detto ciò, a scanso di qualsivoglia equivoco, Estruch ha voluto ricordare però che i risultati di Predimed non significano ovviamente che una dieta senza restrizioni caloriche particolari ma con alti livelli di grassi come burro, carni lavorate, bevande zuccherate, dolci o fast-food sia salutare.

Non solo grasso. Secondo Estruch andrebbe abbandonato “il mito che prodotti a basso contenuto calorico e a basso contenuto di grassi diano come effetto un ridotto aumento di peso” sul lungo periodo,  perché – dice l’esperto - si tratta di una “illusione che conduce a politiche paradossali che si concentrano sul totale delle calorie, piuttosto che sulla qualità del cibo” e induce in errore i consumatori, che finiscono per scegliere gli alimenti in base al contenuto totale di grassi e calorie, piuttosto che ai loro reali effetti sulla salute.

Il modo migliore per perdere peso. Ma le diete senza grassi sono efficaci per perdere peso? "Che decenni di suggerimenti di diete ipolipidiche non hanno ridotto i numeri dell’obesità nel mondo è un dato. Anche la qualità di quello che mangiamo è un dato e risulta fondamentale ,  per esempio l’olio d’oliva e il  burro anche a parità di calorie non sono la stessa cosa per le arterie. Detto ciò, e ovviamente, le calorie sono importanti, ma la questione vera è quello che si vuole ottenere: se si vuole perdere peso in tre mesi vanno bene molte diete, anche quelle più fantasiose, perché se si tolgono calorie, in qualsiasi modo si tolgano, il peso si perde.  Poi però bisogna campare in salute per qualche decina di anni e sul lungo periodo (che poi sono i tempi lunghi che impattano significativamente sulla salute cardiometabolica e sull’obesità) la questione cambia. Se si vuole mantenere il peso perduto la dieta mediterranea funziona bene: è salutare ed è ricca di alimenti che saziano: cerali integrali, legumi, frutta e verdura, e di grassi vegetali insaturi".

I consigli. Milioni di persone ossessionate dalle calorie e dai grassi di qualsivoglia origine, per esempio limitano l’olio d’oliva, anche come condimento. "E non ha senso non condire l’insalata, i grassi risparmiamoli non dai condimenti ma dagli alimenti che ne contengono tanti, e magari saturi, come carni e salumi, sia scegliendo tagli più magri, sia riducendo i consumi quando eccessivi”.  Come è privo di senso scegliere prodotti light, evitare il  latte o lo yogurt  interi e poi aggiungere zucchero, c’è già, o acquistare prodotti a zero grassi ma troppo ricchi di zucchero. Se nella dieta scendono i grassi, inevitabilmente sale qualcos’altro, cioè carboidrati o proteine.

E non c’è guadagno né in termini di salute e  nemmeno di perdita ponderale. La dieta mediterranea - coi suoi grassi  è ancora il modo migliore non solo per perdere o mantenere il peso, ma per guadagnare e mantenere salute".





fonte :www.repubblica.it



Il consumo di cibi dolci aumenta il rischio di depressione

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Il consumo di cibi dolci aumenta il rischio di depressione



Contrariamente a quanto ritenuto finora, il consumo di bevande zuccherate, cibi raffinati e dolci sembra essere associato a un aumentato rischio di sviluppare la depressione. Ciò è quanto emerso da un recente studio di coorte prospettico, che ha indagato la relazione esistente tra indice glicemico, tipo di carboidrati consumati e rischio di sviluppare la depressione in più di 87000 donne in post-menopausa di età compresa tra 50 e 79 anni che hanno partecipato al "Women's Health Initiative" tra il 1994 e il 1998.  
I risultati ottenuti hanno dimostrato una evidente associazione tra il consumo di alimenti ad alto indice glicemico e la probabilità di sviluppare la depressione; anche il consumo di alimenti contenenti zuccheri aggiunti sembra essere un importante fattore di rischio per tale patologia. Al contrario, il consumo di alimenti a basso indice glicemico, come frutta, verdura e cereali integrali sembra essere significativamente associato a un minor rischio di depressione. Secondo gli autori dello studio, la causa potrebbe risiedere proprio negli zuccheri aggiunti, che possono indurre uno stato di infiammazione protratto, che sta alla base di numerose patologie come il diabete tipo II, le malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro e, appunto, la depressione. Tuttavia, come gli stessi autori sottolineano, il lavoro presenta delle criticità importanti, per esempio l'uso dei diari alimentari per annotare i consumi alimentari delle partecipanti e il tipo di popolazione scelta (i risultati ottenuti non possono essere estesi alla popolazione generale). Per questo motivo, studi randomizzati dovrebbero essere ulteriormente intrapresi per esaminare se una dieta ricca di alimenti a basso indice glicemico potrebbe servire come trattamento o come prevenzione primaria per la depressione nelle donne in post-menopausa.

Approfondimenti:
Gangwisch JE et al. High glycemic index diet as a risk factor for depression: analyses from the Women's Health Initiative. Am J Clin Nutr, 2015.https://www.whi.org/SitePages/WHI%20Home.aspx





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